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Bruto Pomodoro è nato a Milano nel 1961, dove tuttora vive e
lavora. Sicuramente influenzato dallambiente artistico familiare che fin da piccolo lo ha condizionato, abbandona velocemente la figurazione degli esordi per avvicinarsi a un lessico espressivo in cui la predominante geometrica emerge a direzione compositiva delle sue opere, a fianco di unattenta analisi cromatica. Nasce così una ricerca pittorica rigorosamente astratta, che tende a coniugare le tematiche concretiste con un proprio linguaggio simbolico-narrativo che affonda le sue radici nelluniverso scientifico e in particolare nellanalisi dellevoluzione e dello sviluppo delle forme viventi. I suoi primi lavori, denominati Contemplazioni, vengono esposti per la prima volta nella rassegna personale che prende nome da queste opere, rassegna ospitata nel 1997 dai Comuni di Siena, Rimini e Riccione. "...Una figuratività simbolica tesa alla rappresentazione di organismi naturali, specchio delluniverso interiore delluomo. Un particolare simbolismo geometrico e lirico che ricorda, per assonanza, una certa poesia del mondo di Joseph Cornell. Sono una sorta di teatrini, di palcoscenici alchemici dove lelemento naturale riemerge da coloratissime costruzioni geometriche." Così descrive le opere di Bruto Marisa Zattini, curatrice della mostra, nel catalogo edito per loccasione con testo critico di Roberto Sanesi. Seguono diverse mostre tematiche, fra le quali si ricordano quella intitolata Varianti cromatiche, tenutasi nella Galleria Vismara di Milano, corredata da un catalogo curato da Luciano Caramel, che ne ha scritto il testo critico. Sul finire del 1998 un nuovo ciclo di opere pittoriche, intitolate Elogi del Quadrato, caratterizzato da unanalisi più approfondita dei rapporti formali, geometrici e cromatici, viene esposto a più riprese in diverse sedi, pubbliche e private, fra le quali si ricorda la Galleria San Pantalon di Venezia (1998), la Galleria Jemonistudio di Piacenza (2001) e la sede espositiva pubblica del Chiostro di San Francesco del Comune di Sarzana che, nel giugno del 2001 gli dedica una importante personale. " Il quadrato, come dice in una sua presentazione lo stesso Bruto, è di per se simbolo di regola, di chiarezza e nitore; ma anchesso slitta nello spazio, si sovrappone ad altre forme, senza mai convulsioni o fluttuazioni, ma con dinamismo vitale." si legge nel testo critico di Rossana Bossaglia, allinterno del catalogo della mostra. Pur senza abbandonare i valori legati allastrazione narrativa, che sono divenuti il lessico fondamentale delloperato dellartista, si assiste a una nuova svolta nella ricerca pittorica di Pomodoro, il quale avverte il bisogno di approdare a una sintesi formale e contenutistica dei propri lavori. Abbandonando le policromie accese e rarefacendo gli spazi costruttivi delle opere precedenti Bruto si dedica unicamente alla produzione di un nuovo ciclo di lavori, allinterno dei quali si assiste quasi per un bisogno di pulizia alla scomparsa di alcuni elementi compositivi delle sue precedenti opere per arrivare a narrare unicamente il rapporto dialettico che lega la potenzialità morfologica del vivente, rappresentato dallelemento archetipo, alla valenza signica del materiale genetico (il DNA ora linearizzato, ora aggrovigliato in figure geoglife): nascono così i Codici Algenici, opere di medio e grande formato che sono state esposte per la prima volta in occasione della personale ospitata dal Comune di Courmayeur nel dicembre 2002 alla Maison Fleur. Nel suo testo di presentazione allinterno del catalogo di questultima mostra, Alberto Fiz scrive: " Se lAlgenia tende alla costruzione dellindividuo perfetto, osservando le opere di Bruto vengono in mente le parole di Max Born: Il progresso, nella fisica, è sempre passato dallintuizione allastrazione. Non cè alcun dubbio, infatti, che Bruto sia riuscito a trasformare il principio scientifico in principio pittorico manipolando i codici delle due scienze e costruendo un proprio universo estetico caratterizzato dal desiderio assoluto di autocoscienza: Bruto ha la capacità di modificare il rapporto tra gli elementi sviluppando una propria narrazione nella quale gli alieni ci appartengono." Ed è di questo mondo alieno, in quanto non ancora conosciuto ai più, che Bruto vuole narrare, attraverso il suo autonomo linguaggio - un Codice appunto di forma e colore, per fare partecipe il pubblico dei mutamenti arcani e spesso astratti a cui la scienza sta andando incontro. Nel settembre 2003 - a distanza di sei anni dalla sua ultima personale nella citta' natale - si inaugura a Milano, negli spazi della galleria ab.Origena una nuova mostra di Bruto intitolata "Miscellanea". |
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