Tailandia: il dopo Tsunami, ricostruzione e problemi
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Abbiamo incontrato Padre Ferdinando Ronconi e Somsri Sakesuwan Pa Maprao è una voragine senza fondo. Il racconto di Padre Ferdinando Ronconi inizia così, accompagnandoci quasi per mano in quel villaggio di circa 200 famiglie che lo Tsunami ha colpito duramente ma non distrutto del tutto. Il livello del mare si è alzato ed abbassato più volte improvvisamente ed oltre misura per cui le case non sono state distrutte ma solo danneggiate. Siamo in Thailandia, nell’isola di Phuket, una volta chiamata perla del sud per le meraviglie naturali che l’hanno resa meta ambita per i turisti di tutto il mondo. In quel villaggio, nella parte orientale dell’isola, manca tutto. In questo villaggio – continua Padre Ferdinando - composto di Thai e Gipsi (i cosiddetti zingari del mare), uniti nella sfortuna ma ben divisi da un solo vicoletto e soprattutto da grossi preconcetti razziali, sono intervenute molte organizzazioni, ognuna sistemando qualche angolo per poi scomparire quasi subito spaventati dai grossi problemi e dalla mancanza di un vero capo con il quale iniziare una qualche ricostruzione…” Settantacinque anni, Siracusano, da 25 anni in Thailandia e di fatto il parroco cattolico di Phuket, Padre Ferdinando Ronconi ha anche aperto un blog per far conoscere il dramma che vivono le popolazioni colpite dallo Tsunami. - M.P.: Padre Ferdinando, provi a mettersi nei panni di un comune cittadino, un po’ pantofolaio e teledipendente, con moglie che lavora ed un figlio che va a scuola. Cosa penserebbe se le dicessi Thailandia? - P.F.R.: Terra del sole, verde, sorriso, piacere. Così insegna la TV. - M.P.: Dopo quel 26 dicembre 2004, se si dice “Thailandia” si pensa anche ad altro. Lei porta la sua opera missionaria lì dove lo Tsunami ha fatto più danni... - P.F.R.: Per pochi mesi la Thailandia e’ diventata la terra della paura, dei cadaveri galleggianti, pericolo di pestilenze. Fu questione di pochi giorni , poi… I locali notturni di Pathong , si sono riempiti rapidamente quasi come prima dello Tsunami. Oggi lo Tsunami per la maggior parte della gente e’ un fatto avvenuto veramente il secolo scorso. Alberghi e luoghi turistici famosi, quasi tutti ricostruiti o in fase molto avanzata. - Proviamo a creare un depliant turistico al contrario: ci fa a parole una fotografia del villaggio dove opera? Le case, le scuole, le strutture pubbliche. - P.F.R.: Il mio villaggio e’ lungo 600 km, da Trang a Ranong . Ha due facce: quella famosa, turistica, alberghiera , fu rasa al suolo il 26 dicembre 2004 .Nei primi mesi dopo lo Tsunami qui ho portato acqua, viveri, utensili, poi sono arrivati gli aiuti di molti governi per cui mi sono ritirato per occuparmi della seconda faccia, cioè dei villaggi dove altri non arrivavano o non volevano arrivare. Questi sono villaggi poco noti , dove sono morte delle persone dove hanno perso case, barche e quasi tutto il necessario per vivere. Qui le case sono semplici: un solo piano. Le strutture pubbliche sufficientemente attive per portare avanti l’ordinaria amministrazione. Le scuole discrete ma bisognose di miglioramenti sia per gli edifici che per l’insegnamento. La gente e’ semplice ed ospitale . - M.P.:Proviamo ad entrare in una famiglia tipica di un villaggio Thailandese. Ci descrive l’interno? - P.F.R.:Hanno tutto l’essenziale per una normale famiglia: cucina, due-tre stanze per genitori e figli, grandi foto ricordo, bagno, ventilatore, TV sempre accesa, motorino e cellulare. L’aspetto esterno in genere non e’ molto attraente e non e’ neanche importante. Essenziali sono muri e tetto per difendersi da pioggia e sole. Per il resto ci si adatta alla meglio. - M.P.: Quel mare amico è diventato d’improvviso un mostro, una furia distruttrice. Come vivono il mare oggi le persone dei villaggi colpiti dallo Tsunami? - P.F.R.: Chi ha perso parenti, vede il mare come un mostro da placare anche con riti religiosi. La maggior parte della gente però, ha ripreso con una certa rapidità la vita normale perché pesca e turismo sono le due principali entrate di chi vive vicino al mare. Perciò o si riprende la vita con forza o non resta altro che il suicidio. Alcuni, pochi per fortuna, hanno scelto quest’ultima tragica soluzione. - M.P.: Lei ha più volte denunciato, anche attraverso un sito web, l’opera di falsi benefattori più interessati alla pubblicità che all’aiuto reale. Che faccia ha un falso benefattore? - P.F.R.: Faccia angelica. Sono generosi, ben vestiti, affabili, offrono 10 sicuri di riavere 100. Ti danno quello che e’ inutile o superfluo per loro. Devono svuotare magazzini da cose che stanno per scadere ed avere così i benefici fiscali, facendo delle vistose e pubbliche donazioni. Devono tranquillizzare la coscienza e rifarsi una bella pubblica immagine. Esigono carte bollate impeccabili. Resocontazioni minuziose. L’onestà? deve apparire chiara e documentata. Tutta burocrazia che mangia più della metà dei fondi in viaggi e verifiche. Il resto da condividere con i poveri. Il copione è già collaudato da tempo. Funziona bene. Non si tocca. - M.P.: La tv italiana ci propina “L’isola dei famosi”, “Reality Show” che vede persone famose segregate su un’isola deserta tentando di sopravvivere alla men peggio. Ora proviamo a dare ad uno di questo falsi-benefattori il kit di sopravvivenza per sopravvivere un mese in una delle case descritte sopra. Cosa gli darebbe o che consigli darebbe? - P.F.R.: Sono farse vergognose e diseducative. I falsi benefattori amano proprio queste parate televisive. Spendono pochi minuti sui luoghi del disastro e poi lunghe ore in alberghi a 4-5 stelle, massaggiati dalla testa ai piedi, sfruttando donne e bambini. Per questi non c’è nessun Kit o consiglio da dare. Sono tranquilli in coscienza. Continuano felici per la loro strada in attesa della prossima occasione per un altro “famoso show”… - M.P.: Dopo più di un anno dallo Tsunami, a che punto è la ricostruzione dei villaggi lontani dai luoghi turistici? - P.F.R.: Va al passo di chi “corre” a piedi . Mano a mano che arrivano le briciole si ricostruiscono le case, si comperano le barche, si aiutano gli alunni, si assistono malati. La vita riprende a passo d’uomo. I fondi già raccolti sono fermi nelle casse comunali, statali in attesa di… di? - M.P.: Quali sono i generi di prima necessità di cui ancora c’è tanto bisogno? - P.F.R.: Amore e compartecipazione alle sofferenze di chi ha subito lo Tsunami o era già povero prima di quell’evento. Quindi adattarsi alle necessità del posto e delle persone non legarsi ai nostri programmi fatti a tavolino od essere schiavi delle regole delle nostre organizzazioni. Perciò: Aiuto alimentare, scolastico, sanitario, logistico, utensile… Il tutto però fatto con delicatezza, discrezione, continuità senza far pesare la nostra beneficenza. Una persona mi ha detto: Il vero aiuto efficace è invisibile. Non emerge nemmeno agli occhi di chi lo riceve. Superare le difficoltà per merito di altri non e’ una soddisfazione nemmeno per chi riceve gratuitamente”. - M.P.: E quali sono invece le cose di cui non c’è bisogno proprio? - P.F.R.:Non c’e’ bisogno di falsa, compassione, corruzione, sfruttamento . - M.P.: L’Italia ha tagliato 52 milioni di euro che erano destinati ad aiuti umanitari (Oms, Fao, Unicef, Unesco, Acnur). Quanto è importante che le nazioni cosiddette industrializzate aiutino economicamente questo tipo di organizzazioni? - P.F.R.: Le varie organizzazioni, di qualsiasi tipo e fede, sono come dei grossi elefanti ciechi. Teoricamente hanno grande potenzialità di aiuto ma molto spesso, e’ più quello che devono mangiare per mantenersi, di quello che mettono a disposizione dei bisognosi. Essendo poi ciechi, fanno programmi a tavolino anche se vanno sul luogo del disastro, in modo che tutto entri nelle regole dell’organizzazione ma spesso quei programmi non corrispondono alle vere esigenze della povera gente. Così si finisce per aiutare la propria organizzazione che poi dovrà fare uno grande show per le consegne ufficiali, per giustificare le grosse donazioni fatte. - M.P.: Torniamo al nostro amico, cittadino comune e pantofolaio. Come può con un turismo intelligente aiutare le persone del luogo e come si fa il turismo intelligente? - P.F.R.: Chi ha lavorato onestamente ha diritto ad un meritato riposo ma senza sfruttare o abusare degli altri. Perciò dopo qualche giornata di sole, mare, cene, invito i miei visitatori a passare alcune ore nei villaggi, con grande loro vantaggio fisico, spirituale, economico, culturale . Chi poi volesse fare qualche cosa di più, offrendo la sua professionalità, danaro, tempo, amicizia , aiutando con mesi od anni di volontariato, si arricchirebbe ancor più, forse di qualche malattia tropicale, ma soprattutto di tanta sapienza e di pace interiore . Abbiamo incontrato anche Somsri Sakesuwan del gruppo Nation Multimedia, uno dei più grandi gruppi privati di comunicazione radio televisiva della Tailandia. Le abbiamo chiesto quale sia il mood delle persone circa l’evento Tsunami, il comune sentire in Thailandia, nazione da sempre e per la stragrande maggioranza buddista: - SS: Le persone hanno paura che possa accadere di nuovo e che la prossima volta possa uccidere più persone. Il buddismo ci insegna il rispetto della natura ed è normale che se l’uomo non ha rispetto per la terra prima o poi la natura si ribella. - M.P.: Lei ha visitato alcuni villaggi distrutti dallo Tsunami poco tempo dopo la catastrofe. Ci può raccontare la sua esperienza? Ciò che mai potrà dimenticare? - Centinaia di migliaia di corpi senza vita allineati in piccoli templi: ragazze, ragazzi, uomini, donne, Thai e turisti.. tutti uguali. L’enorme distruzione, l’evento catastrofico che ha coinvolto il sud est asiatico, ci ha ricordato che siamo tutti uguali, parte del mondo e la natura distruttrice non fa discriminazioni. Le differenze sono idee e concetti di noi umani di Marcello Peluso (http://www.marcellopeluso.it) (Si ringraziano per il contributo fotografico Padre Ferdinando Ronconi e Somsri Sakesuwan)
di
Marcello Peluso